Museo Civico Archeolgico della Città di Nepi - Via Falisca,31 Nepi (Viterbo)
Le origini di Nepi si perdono nel tempo. La tradizione locale vuole che la sua fondazione risalga a 542 anni avanti Roma.  In realtà le testimonianze archeologiche non permettono di risalire più indietro della fine dell’VIII secolo a.C., anche se tracce di presenze umane sono attestate sul vicino promontorio del “Pizzo” almeno dall’età del Bronzo.

Fondata da popolazioni falische al confine con il territorio etrusco, Nepi non rivestì un ruolo politico preminente in età preromana ma, l’importanza dei corredi recuperati nelle vicine necropoli testimonia della ricchezza e dell’alto livello culturale raggiunto dai componenti dell’aristocrazia locale.

Dopo la caduta di Veio, nel 396 a.C., la regione subì la graduale espansione di Roma. Nepi, considerata insieme a Sutri “porta dell’Etruria”, fu occupata dai Romani che vi fondarono una colonia Latina nel 383 a.C.
A differenza di quanto avvenne per altri abitati dell’Agro Falisco, la conquista romana conferì una notevole ricchezza, grazie anche al ruolo rivestito dal centro come punto di transito verso l’Umbria. Alla metà del III sec. a.C. può essere, infatti, datata la costruzione della Via Amerina, collegante la Via Cassia, e quindi Roma, all’antica Ameria (odierna Amelia).

Purtroppo le fonti tacciano sugli avvenimenti successivi; solo Tito Livio ricorda Nepete fra quelle colonie latine che, durante la seconda guerra punica, si rifiutarono di offrire aiuti a Roma e che per questo subirono la punizione da parte del senato romano nel 204 a.C.

Le testimonianze epigrafiche lasciano supporre che dopo la guerra sociale (91-88 a.C.) Nepi divenne municipium ottenendo, quindi, una condizione giuridica molto favorevole.

Dell’età romana rimangono importanti frammenti scultorei che testimoniano della precoce istituzione all’interno della cittadina del culto del Genius di Augusto.

L’esistenza di una folta comunità cristiana a Nepi è testimoniata dalla presenza della catacomba di Santa Savinilla e dall’istituzione di una diocesi almeno a partire dal V secolo. Durante l’altomedioevo la città assunse una notevole importanza strategica come centro fortificato a difesa della Via Amerina. Il suo territorio subì le scorrerie dei Longobardi e dei Saraceni tra l’VIII ed il IX secolo.

Storia di Nepi, porta dell'Etruria
L’esistenza di una folta comunità cristiana a Nepi è testimoniata dalla presenza della catacomba di Santa Savinilla e dall’istituzione di una diocesi almeno a partire dal V secolo. Durante l’altomedioevo la città assunse una notevole importanza strategica come centro fortificato a difesa della Via Amerina. Il suo territorio subì le scorrerie dei Longobardi e dei Saraceni tra l’VIII ed il IX secolo.

Nel periodo bassomedievale fu oggetto di contesa da parte di importanti famiglie nobiliari quali i Vico, i Colonna e gli Orsini.  Nel 1455, con l’elezione al pontificato di Alfonso Borgia le vicende di Nepi si legarono a quelle della famosa famiglia spagnola. Rodrigo Borgia, nipote di Alfonso, ne divenne prima governatore e poi, dal 1479, proprietario. La presenza dei Borgia ebbe termine con la morte di Rodrigo, ovvero Alessandro VI, solo nel 1503.

Fra il 1521 ed il 1535 fu governatore di Nepi il famoso poeta Bernardo Accolti, detto “l’Unico”. Più volte cacciato dalla popolazione a causa del suo comportamento dispotico, fu privato dei possedimenti dal pontefice Paolo III che nel 1537, istituì il “ducato di Castro” e quello di Nepi affidandone, poi, il governo al figlio Pier Luigi.
Pier Luigi lasciò i territori della Tuscia nel 1545,  in cambio del ducato di Parma e Piacenza. La città tornò, quindi, di proprietà della Camera Apostolica rimanendovi sino al 1870.

Dal sito www.ilnepesino.com
Articolo a  cura del Dottor Stefano Francocci, direttore del Museo Civico Archeologico di Nepi